Fonti di ispirazione

Qui di seguito ho stilato una lista di letture, perlopiù relative ai viaggi, che mi hanno particolarmente colpita e che porto con me.

La fine è il mio inizio“, Tiziano Terzani

Si tratta di un’intervista, o meglio di una chiacchierata tra padre e figlio. Terzani non parla da giornalista, né tanto meno da filosofo, ma piuttosto da uomo. Un uomo che ha avuto tanta fortuna (e ha saputo coglierla) e che trasmette l’amore per la vita, soprattutto ai giovani. Il centro e il motore del suo percorso è stato il viaggio, anzi l’esplorazione autentica, che lo ha portato sempre ad integrarsi nei tanti paesi che ha visitato.

E’ il solito problema: non voler essere l’altro, non voler essere un intruso, non voler essere un paracadutista. Non voler essere un turista che arriva, pilucca, fa la fotografia, porta il regalino e scompare. Bisogna entrare! Non sai cosa vuol dire…Una volta con la Mamma siamo andati a Peshawar, al confine con l’Afghanistan. Tu sai che a me piaceva comprare tappeti, no? Attraverso i tappeti incontri un tipo, quello ti porta a casa sua, ti invita a cena. Si impara tanto sul posto. E anche la ricerca di tappeti è divertente. Si passa un ordine e tutta la città si mette a cercarli. Arrivano con i cammelli, polverosi, e dopo li smistano. E’ un modo per entrare nel paese, no? E così questi paesi acquistano anche un aspetto umano. Questo viaggiare da giornalista non è solo un viaggiare alla ricerca di quattro fatti da raccontare in un pezzo. E’ una visione della vita.


Autostop con Buddha“, Will Ferguson

L’autore racconta del suo viaggio in autostop da una punta all’altra del Giappone, seguendo la fioritura degli alberi di ciliegio. Il suo resoconto è colorato di vicende e di personaggi incontrati durante il cammino, ognuno tipicamente giapponese, ma a modo suo. E così come leggendo il racconto di un amico, non mancano episodi di comicità facile e superficiale, che contribuiscono però a rendere un romanzo di viaggio leggero e scorrevole. Mi è stato di grande aiuto nel pianificare il mio viaggio in Giappone, non tanto per consigli pratici ma soprattutto per avvicinarmi all’essenza e alla mentalità giapponese, distaccandomi dalle idealizzazioni e dagli stereotipi.

Spesso mi ripeto che non io sono un turista. La mia esistenza va oltre, a metà tra il voyeur e l’esule. Il che equivale a dire che il mio viaggio è quasi compiuto. In Giappone, il passaggio dal Turismo all’Esilio e poi all’Integrazione non può che fermarsi all’Esilio. Il passo finale, quello che ti consentirebbe di entrare non ti è concesso. Per tenerci fuori, alla distanza di un palmo di naso, basta una fronte corrugata, o un rullo di tamburo.