Napoli e il suo caos calmo

Vigilia di Natale. Ho poco meno di tre ore di scalo a Napoli, prima di prendere il bus che mi porterà a casa. Sono strapiena di roba e ho uno zaino ingombrante sulle spalle, ma sono a Napoli e non ho nessuna intenzione di trascorrere queste poche ore in un bar in stazione.

So bene che oggi la città sarà più affollata del solito, ma decido comunque di fiondarmi su Via dei Tribunali. Ho bisogno di immergermi nella vera atmosfera napoletana, di sentire odori, ascoltare voci. Mi metto in cammino e Napoli è proprio come me la ricordavo e come me l’aspettavo. Motorini che sfrecciano in tutte le direzioni, turisti curiosi e intimoriti, una signora con la sua bambina che quasi mi insegue per chiedermi l’elemosina. Gente che urla, gente che sorride, ma soprattutto gente che urla e sorride.

Eppure ho l’impressione che sia un caos calmo. Perché sì, è la Vigilia e la città è sotto stress, ma con la calma che contraddistingue Napoli e il Sud in generale. Il caos calmo è l’ossimoro che regola l’essere meridionali.

Mi fermo a comprare una pizza a portafoglio. Sono le undici e mezzo e quindi è ancora presto per sedermi nel locale a mangiare. Voglio pagare ma non ho un euro e cinquanta in monete così porgo la banconota da venti euro. Il ragazzo mi dice che non ha resto. Allora smonto lo zainone, e mi piego a rovistare nelle tasche alla ricerca di qualche spicciolo. Niente. Ansia, adesso la pizza è lì e lui si starà innervosendo perché gli ingombro il corridoio.

“Non ti preoccupare, vai nella piazzetta, mangia la pizza e quando c’hai un po’ di spicci me li porti”. Calma.

Ricambio il suo sorriso caldo e fiducioso e mi dirigo verso la piazzetta, con la pizza in mano, lo zaino sulle spalle e un sorriso stampato in faccia. Mi guardo intorno estasiata da questa città, di cui si parla sempre e solo male, ma che a me ogni volta toglie il fiato.

Sento un signore gridare:

“We, ma dove vai con quello zaino? Tu no sì ‘na turista!”

Mmm…cosa vorrà dire…”No, non vengo da chissà dove, veramente sono pugliese”.

“No, non intendo quello. Tu no sì ‘na turista, tu sì na viaggiatrice. C’è una bella differenza”.

È arrivato così, all’improvviso, il complimento più bello e più caloroso che qualcuno avesse potuto farmi. Più di qualsiasi “sei bella”, più di quanto tutti i fiori del mondo possano esprimere.

Grazie alla Napoli umana.

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