Tutte le informazioni utili per studiare in Germania. O quasi.

Oggi ho deciso di unire l’utile al dilettevole, visto che quest’articolo potrebbe rivelarsi un aiuto per chi pensa di venire a studiare in Germania. Le domande sono tante: dove, come, cosa ci costa, ma soprattutto perché? Cercherò di chiarire alcuni punti che per me, prima di venire a studiare alla LMU di Monaco, hanno rappresentato un grattacapo, e allo stesso tempo cercherò di offrire una visione critica del sistema tedesco.

Premetto che questo articolo non ha l’intento di decantare la superiorità del sistema universitario tedesco su quello italiano. Sono più che certa che l’Italia, da Nord a Sud, sia piena di eccellenze che meritano di essere raccontate. C’è qualcosa però che ho provato da subito in Germania: una sorta di libertà dall’ansia di collezionare voti sul libretto. Libertà dall’ansia di laurearsi in tempo. E un’attenzione più specifica allo sviluppo personale. Qui entra in gioco sicuramente il confronto della situazione economica dei due paesi, per cui non indugerò più di tanto nei paragoni.

Comunque, via alle informazioni utili. Partiamo col dove: io posso parlare per la mia università, la LMU di Monaco di Baviera, ma non ci sono università tedesche di cui ho sentito parlar male, anzi. Molte, come le università berlinesi Humboldt e Freie, l’università di Potsdam, così come l’Università di Heidelberg, solo per citarne alcune, si piazzano tra le migliori università europee secondo il World University Ranking .

 

 

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Ma quanto ci costa studiare in Germania? Pochissimo! E’ questo il bello: le università pubbliche in Germania sono pubbliche nel vero senso della parola! Le tasse di studio (Studiengebühre) sono state abolite in molti Bundesländer. Ciò che occorre mettere in conto è il cosiddetto Verwaltungskostenbeitrag, ovvero le “tasse di amministrazione”. Quelle della LMU per esempio ammontano a poco meno di 130€ per semestre e il prezzo include anche il Semesterticket, che in Baviera ti consente di utilizzare i trasporti pubblici in settimana di sera oppure tutto il giorno nei weekend e nei giorni festivi. In altri Bundesländer i costi possono superare di poco i 300€.

Questo naturalmente non vuol dire che tutte le università siano economiche. Le università private non mancano, soprattutto se si vuole studiare in ambiti relativamente nuovi come ad esempio Event Management.

Quello che costa davvero in Germania è la forza necessaria per completare la cosiddetta Bewerbung, ovvero la candidatura. Tutti i documenti necessari, ovvero i Bewerbungsunterlagen, devono essere amtlich beglaubigt, ovvero certificati presso un ufficio. Non importa se la candidatura va all’università oppure ad un’organizzazione esterna che si occupa di verificare la validità dei documenti. Io ne so qualcosa, visto che sono stata esclusa da un’università, perché il mio Transcript of Records (quindi non il diploma in sé, ma semplicemente la trascrizione dei voti) non era certificato. A seconda della facoltà i documenti devono essere tradotti inoltre in inglese o in tedesco, e anche la traduzione certificata da un traduttore. Su questo i tedeschi non fanno sconti, come è facile immaginare. E tutto questo si fa naturalmente prima della candidatura, con il rischio che, nei corsi a numero chiuso, non si venga presi e si faccia tanta fatica per niente. E’ come se fosse un preavviso: vuoi studiare qui? Comincia ad essere organizzato e poi vediamo.

Passiamo al punto dolente: Conoscenze del tedesco. Non dappertutto occorre conoscere la lingua. Nei corsi ad indirizzo scientifico, spesso la lingua di insegnamento è l’inglese (in quel caso, presumo comunque che siano richieste certificazioni della lingua inglese). Per i corsi in tedesco, di solito bisogna dimostrare di avere acquisito almeno il livello C1 di tedesco (questo comunque può variare a seconda delle facoltà!). Come? Con il test DaF, che si può ottenere superando l’esame presso uno dei tanti centri DaF nel mondo. Di solito ci sono sei date all’anno, ma è meglio prenotarsi in anticipo perché i posti, soprattutto in Germania, si esauriscono molto velocemente. Quando l’ho fatto io sono dovuta andare fino a Kiel (nel Nord della Germania, vicino alla Danimarca) perché era l’unica sede disponibile. Tanto male non era, visto che ne ho approfittato per visitare una nuova città, ma naturalmente a volte può essere molto scomodo.

Come tante altre certificazioni di lingua, anche il test DaF si articola in quattro parti: produzione orale e scritta e comprensione orale e scritta. A seconda del voto, che può andare da 3 a 5, si ottiene un livello rispettivamente B2, C1 e C2. Di solito le università richiedono un livello 4 in tutte le parti dell’esame (la mia università richiedeva un minimo di 5-5-4-4). Inutile dire che è sempre meglio prepararsi, quanto meno per familiarizzare con le modalità di esame. La parte orale per esempio prevede che tutti (muniti di cuffia) parlino contemporaneamente, per registrare al computer la risposta al quesito, ed è meglio non essere presi alla sprovvista!

In alternativa, si può fare il DSH (Deutsche Sprachprüfung für den Hochschulzugang) presso l’università in questione o il Großes Deutsches Zertifikat, ovvero l’ambitissimo esame C2. Va da sé che chi ha conseguito la Abitur, il diploma di maturità, presso un istituto germanofono, non ha bisogno di certificare le conoscenze linguistiche. Altri documenti? Spesso la lettera di motivazione e il curriculum, ohne Lücken, ovvero “senza vuoti temporali”. Non so come si possa pretenderlo, ma purtroppo a volte è la realtà.

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E veniamo al perché studiare in Germania:

  • Il sistema è flessibile e consente di collezionare esperienze lavorative. In Germania quasi tutti gli studenti hanno un cosiddetto Studentenjob, spesso all’interno della stessa università. Questo sicuramente è dovuto a fattori culturali, come ad esempio il distacco finanziario tra genitori e figli maggiorenni, ma anche al sistema stesso. Le opportunità sono davvero tante e non poche imprese offrono posizioni specifiche per studenti.
  • Probabilmente per ottenere una cattedra, il sistema è molto chiuso. Ma gli studenti possono davvero partecipare alla vita dell’università. E possibile unirsi a molti progetti e lavorare per i docenti. Certo, in alcuni corsi (ad esempio BWL, economia) è più difficile, a causa del numero elevatissimo di studenti, ma in generale mi pare che i docenti siano molto aperti ad offrire opportunità agli studenti.
  • Vi siete mai chiesti perché i giovani tedeschi viaggino così tanto? Non è per niente difficile richiedere un Urlaubssemester, ovvero un semestre libero per fare uno stage all’estero o per viaggiare. Anzi, esperienze del genere sono molto apprezzate nell’ambiente tedesco.

 

Una volta immatricolati, si parte. E’ un po’ difficile all’inizio orientarsi tra i tanti tipi di corsi disponibili. Dopo la riforma universitaria di Bologna, tutto è unificato: 180 ECTS per il Bachelor, la triennale, e 120 ECTS per il Master, la specialistica. Si può discutere a lungo sugli effetti negativi e positivi di questa riforma sulle performance degli studenti, ma non avendo vissuto l’università venti anni fa, è difficile per me avventurarmi in questo dibattito. Comunque, nella ragnatela di crediti e corsi, la Germania è organizzata così:

  • Seminare (Haupt– o Proseminare): sono probabilmente i più importanti e quelli per cui si scrivono le Hausarbeiten e si tiene un Referat (vedi sotto). Di solito c’è tanta scelta sui Seminare che si possono seguire e che poi influenzano anche altri mini-corsi. Molti studenti lamentano il fatto che alcuni di questi corsi siano riempiti di presentazioni orali degli studenti, e anche a me effettivamente è capitato di partecipare ad alcuni che, se non fosse per il fatto che il docente fosse fisicamente presente, sembravano autogestiti. Comunque la parte interessante è che si viene a creare un dialogo con il docente o con i colleghi, rompendo l’incantesimo del docente onnisciente.
  • Vorlesungen: queste sono molto simili alle lezioni-prototipo in Italia. Aule grandi e piene, docente che parla, presentazione Power Point.
  • Kolloquien e Übungen: metto le due categorie insieme perché spesso anche a me è sfuggita la differenza. Si tratta di piccoli esercizi, dove si esercita quello che di teorico si è imparato nei corsi principali.

Altro punto dolente del sistema universitario tedesco sono i cosiddetti Leisungsnachweise, ovvero tutto ciò che bisogna fare per ottenere i crediti, gli ECTS. Durante la triennale sono passata da un polo all’altro. In Italia il sistema è per me troppo teoretico e incentrato sull’imparare (spesso a memoria) mattoni di libri per riprodurre tutto su un foglio il giorno dell’esame. In Francia, dove ho studiato un anno, è esattamente l’opposto: assenza quasi totale di libri e focus sui mini-progetti e sulla parte pratica, per poi avere una o due settimane intense di piccoli esami uno dopo l’altro.

Se in Italia il sudore sulla fronte si misura quindi in numero di esami sostenuti, in Germania le performance sono molto più variegate. La Germania rappresenta per me un buon compromesso. Le Klausuren corrispondono agli esami italiani, ma per il resto, a seconda del tipo di corso, si devono scrivere varie tipologie di testo, come gli Exposé o Thesenpapier, Berichte (un rapporto, per esempio di stage), si deve partecipare a progetti vari e si devono tenere dei Referat (presentazioni orali). Ma ad incutere terrore sono di solito le Hausarbeiten. 

Si tratta di tesine dalle 15 alle 25 pagine che discutono una wissenschaftliche Frage: la parola chiave è quindi wissenschaftlich; scientifico. Ben lontane quindi dai cosiddetti essai francesi (i saggi), le Hausarbeiten devono essere molto precise e bisogna essere meticolosamente attenti ad ogni minima citazione. Non è un caso che qui (alla mia università, ma sicuramente anche in molte altre) si organizzano tantissimi workshop, spesso volti agli studenti stranieri, per imparare a scrivere testi scientifici. So che all’inizio (e non solo!) ho maledetto il sistema tedesco proprio a causa di queste tesine, ma col senno di poi devo dire che sono davvero efficaci. Le Hausarbeiten, molto diffuse anche nei paesi anglosassoni e scandinavi, ti permettono di rendere un argomento il tuo argomento e di sviluppare le tue idee in maniera ordinata. Soprattutto se si intende proseguire con un dottorato di ricerca, si può davvero fare tesoro degli insegnamenti delle tesine.

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I docenti? Ne ho visti tanti, in Italia, in Francia, in Germania. Ci sono docenti preparatissimi, docenti che lo sono un po’ meno. Ci sono quelli organizzati, ma ce ne sono anche di caotici, quelli interessanti e quelli noiosi. Non inizierei una discussione sulle nazionalità degli insegnanti.

E a proposito di docenti, un’altra cosa che apprezzo tanto della Germania: i titoli molto, molto chiari. I dottori sono quelli che hanno fatto il dottorato, e non tre anni di università. I professori sono quelli che, dopo aver sbattuto innumerevoli anni la faccia sui libri e pubblicato tanto, sono arrivati ad ottenere l’ambitissima Habilitation, e non gli insegnanti di scuola media e superiore (con tutto il rispetto che possa avere per il lavoro che alcuni di loro svolgono). Ma forse, per quanto concerne ciò, non è da elogiare la Germania, quanto sta all’Italia darsi una svegliata e adeguarsi al resto del mondo. E lo dico da presunta “dottoressa”!

 

 

One Reply to “Tutte le informazioni utili per studiare in Germania. O quasi.”

  1. Ciao, scusa tanto se i disturbo !
    Innanzitutto ho letto il tuo articolo e…sai anche io avevo tenuto in considerazione l’idea di scrivermi all’università fuori!
    Comunque…
    Ho aperto da poco il mio blog, ho tante idee in testa e spero di riuscire a realizzarle tutte senza deludere i miei lettori. Ti lascio il link, se hai tempo fai un salto, fammi sapere che ne pensi e, se ti va, iscriviti 🙂
    Ti ringrazio in anticipo!

    https://allegrawin.wordpress.com/

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