Lisbona: a spasso con Pessoa

“Per il viaggiatore che arriva dal mare, Lisbona, anche da lontano, si erge come un’affascinante visione di sogno, contro l’azzurro vivo del cielo che il sole colora del suo oro. E le cupole, i monumenti, i vecchi castelli si stagliano sopra il turbinio di case, come araldi lontani di questo luogo delizioso, di questa regione fortunata”

(Pessoa, Lisbona)

Vista_Castello
Miradouro da Nossa Senhora do Monte

 

Se c’è una cosa che amo più di viaggiare, è leggere libri mentre viaggio. E non intendo romanzi qualsiasi, ma libri che hanno caratterizzato la cultura del paese in questione o storie ambientate proprio lì. E così, prima di andare a Lisbona, ho deciso che ad accompagnarmi alla scoperta dei tanti miradouros sarebbe stato Fernando Pessoa, uno dei più grandi scrittori portoghesi del ventesimo secolo.

La più famosa guida della città, “Lisbona. Quello che il turista deve vedere“, è stata scritta proprio da lui negli anni Venti. Oltre al fascino di immergersi nel turismo dell’epoca, Pessoa trasmette entusiasmo e affetto per la sua città natale. Attento alle informazioni utili e ai dettagli storici, conduce il lettore per la viuzze della città. Così, prima ancora di arrivare a Lisbona, ero già conquistata dai panorami dipinti nel suo libro. In quattro giorni direi che è impossibile andare alla ricerca delle storie raccontate da Pessoa e allo stesso tempo godere della Lisbona moderna. Così ho provato a combinare i due aspetti.

Uno dei tanti consigli di Pessoa è di visitare il monastero di São Vicente de Fora, oggigiorno entrato a pieno titolo tra le attrazioni culturali principali della città. Non saprei da dove iniziare: i chiostri ornati di azulejos (uno dei simboli del Portogallo), la terrazza con le maestose colonne, la magnifica vista sul fiume Tago e sul Pantheon…ogni singolo dettaglio mi ha lasciata senza parole! Ciò che ho particolarmente apprezzato però è la mostra permanente di azulejos a tema favole di La Fontaine. Da piccola infatti avevo un librone con le più famose favole dell’autore francese e delle immagini, che amavo sfogliare ma che negli ultimi anni avevo completamente rimosso dalla memoria. Ritrovarmi ad ammirarne le rappresentazioni sulle famose mattonelle colorate mi ha permesso così un vero e proprio tuffo nel passato!

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Maledetta mosca

Pantheon

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“Le Renard et le Bouc” – La Fontaine

Un altro posticino che ho scoperto grazie a Pessoa è la Feira da Ladra, un mercatino delle pulci nascosto dietro al monastero di São Vicente. Pessoa lo descrive come:

“un pittoresco mercato di cianfrusaglie, alcune utili, altre meno, alcune nuove, altre vecchie, ma tutte costituiscono senza dubbio un buon affare per gli strani venditori che in quei giorni espongono la propria mercanzia sull’impiantito all’aria aperta. Talvolta, a dire il vero, saltano fuori interessanti oggetti d’arte e archeologici”.

È piuttosto inevitabile che, a distanza di quasi un secolo dalla descrizione di Pessoa, il mercato sia entrato a far parte delle attrazioni principali della città e sia preso d’assalto da orde di turisti. La zona però è particolarmente vivace ed effettivamente rispecchia in qualche modo la descrizione di Pessoa. Inoltre secondo leggende metropolitane (non confermate), il nome stesso del mercato suggerisce più o meno esplicitamente che spesso, ad essere venduti, siano oggetti rubati per strada.

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Sia il monastero, sia la feira da Ladra si trovano nella zona di Alfama, uno dei quartieri più antichi della città. È proprio tra le viuzze di questa zona che abitavano i pescatori, e ciò si nota da particolari come “gli archi e le scale, i terrazzini in legno, le genuine abitudini della gente che qui trascorre una via piena di rumori, di chiacchiere, di canzoni, di povertà e di rifiuti”. Non saprei dire se quello che ho visto nei giorni trascorsi a Lisbona abbia conservato l’aspetto descritto da Pessoa, che a sua volta descriveva il quartiere in passato. Oggi anche questa zona è consacrata al turismo, anzi è forse la zona più turistica della città. Tanti ristorantini e bar turistici ingombrano le stradine, soprattutto quelli consacrati alla malinconica musica Fado (qui una canzone della famosa Amalia Rodrigues). Comunque il quartiere merita una visita, ancora meglio se fatta in totale tranquillità.

Streets_of_Lisboa

Street_Art (1)

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Cambiando zona, verso Belém, vi si trova una zona dove vecchio e nuovo si mischiano armoniosamente.  Sia l’imponente Monastero dos Jeronimos, sia la torre de Belém sono tra i simboli di Lisbona. In particolare la torre di Belém (Betlemme in italiano) è secondo Pessoa “uno dei ricordi più espressivi del potere navale e militare portoghesi” e si erge maestosa sul fiume. Il ponte levatoio e le mura della torre trascinano immediatamente in un’atmosfera vagamente lontana.

Nelle vicinanze si trova la pasticceria Pasteis de Belem, con i Pasteis più famosi di Lisbona. È una delle più antiche di Lisbona, risalente al 1837 (ma non citata da Pessoa) e la fila che c’è fuori può a volte spaventare. Tuttavia se decidete di entrare e mangiare dentro, la fila è molto scorrevole (dentro ci sono tantissimi tavoli). E credetemi, non ve ne pentirete! La crema è freschissima e si scioglie in bocca e la crosticina croccante e morbida allo stesso tempo. Ho mangiato in quei giorni talmente tanti Pasteis, che spero possano funzionare da “dispensa” per almeno un anno. Ma se c’è un pasteis che si è avvicinato a quello di Belem, è quello della pasticceria “Manteigaria” in centro. Se, passeggiando per Rua de Loreto, vi capita di sentire un campanellino, significa che hanno appena sfornato dei pasteis de nata!

Belem (2)Belem (1)

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Andando verso Belém è d’obbligo uno stop alla LX Factory, una zona un po’ hipster occupata da bar e locali all’avanguardia. È qui che ho scovato una libreria spettacolare, non solo per design, ma anche per contenuti: la Livraria Lel Devagar.

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La LX Factory è uno dei simboli di una Lisbona giovane e moderna, che pulsa di tante novità, soprattutto sul fronte artistico. Questa nuova Lisbona la si osserva anche in alcuni posticini dove turisti e gente locale si mischiano. Uno di questi è il Miradouro de Santa Caterina, dove al tramonto alcuni gruppi musicali si esibiscono davanti ad un pubblico molto “chilled”, rilassato.

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Infine l’ultima zona che ho particolarmente apprezzato è stata Almada, che si trova oltre il fiume Tago. Ci si arriva molto facilmente con un traghetto da Cais do Sodré. Qui l’attrazione principale è il Cristo Re, che ricorda tanto la versione più famosa a Rio de Janeiro. Dallo spazio antistante, decorato con alberi di ulivo, si ha una vista meravigliosa sul fiume e sul ponte. Andando sulla punta orientale Cacilhas ho trovato tantissimi ristorantini a base di pesce. È facile immaginare come il pesce sia il protagonista principale della cucina di Lisbona e, più in generale, della cucina portoghese. Come ad Algarve quindi, ho potuto gustare diverse prelibatezze, come le tipiche sardine, il baccalà e il forse un po’ meno tipico ma comunque buonissimo polpo arrosto.

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Lisbona mi ha ricordato immediatamente Berlino. Una città moderna, un po’ hipster e allo stesso tempo intrisa di storia. Se non fosse per il mare (o tecnicamente, il fiume), il caldo e il sole. Qualcuno quindi direbbe che è una bella copia di Berlino e anche per me, nonostante sia innamorata della capitale tedesca, la tentazione è forte. Lisbona è in sostanza the place to be. Pessoa aveva già provato a dircelo quasi un secolo fa, ma noi l’abbiamo scoperta solo da poco.

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2 Consigli che vi faranno risparmiare tempo, nervi e/o soldi:

  • Spesso nei ristoranti, vengono serviti degli antipasti come formaggio e pane. Questi vengono poggiati sul tavolo dai camerieri appena ci si siede, cosa che può essere erroneamente interpretata come un caldo e mediterraneo “benvenuto”. In realtà però non vengono offerti, in quanto appaiono poi magicamente sul conto (e non sono proprio economici). Pertanto, se vi attirano e avete una fame da lupi, servitevi pure, altrimenti, se preferite non pagarli, basta dire che non li volete e li porteranno indietro. Ho sentito dire che è una brutta abitudine dei ristoranti a Lisbona e che, a quanto pare, sebbene sia oramai illegale, tanti continuano a farlo soprattutto quando i clienti sono degli ignari turisti.
  • L’Elevador de Santa Justa è uno degli ascensori di Lisbona, che consente di muoversi per la città in verticale. Pessoa lo descriveva così:

“è uno dei “belvedere” di Lisbona e suscita sempre grande ammirazione nei turisti di ogni parte. […] L’ascensore, tutto in ferro, è molto caratteristico, piacevole e sicuro. Le cabine, a funzionamento elettrico, sono due e salgono fino al Largo do Carmo, dove si trovano le rovine della chiesa del Carmo, ora Museo Archeologico”

L’ascensore è gratuito, almeno fino al primo piano. L’attesa però può essere molto lunga e la si può benissimo evitare accedendo alle scale antistanti la chiesa del Carmo. Lì si può poi decidere se proseguire, pagando un biglietto, in cima all’ascensore e godere di un’ulteriore vista mozzafiato della città.

 

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