La fine è un inizio: da Berlino a Monaco

Prima di partire in Giappone, avevo lasciato Berlino con la leggerezza e l’entusiasmo di chi va a passare un week-end fuori porta e sa di tornare poi in città con un’energia rinnovata.

A Berlino ho vissuto in totale quasi due anni, eppure mi sembra di essere qui da una vita. Ho abitato in WG* nella Charlottenburg benestante, nella Friedrichshain dinamica, nella Friedenau-Schöneberg intima e rilassante. Adesso, mentre passeggio in città, tutto ha un’aria così familiare: le gallerie d’arte con annessi hipster, il kebabbaro che mi chiede annoiato quale salsa voglio, i turisti che osservano le linee della metro neanche fossero oscuri codici da decifrare. Eppure tutto ha un valore così diverso rispetto all’ultima volta, perché sento crescere dentro di me un’amara certezza: dovrò trasferirmi per l’università, questa volta a Monaco.

Tralascio il fatto che dalla città anticonformista per eccellenza mi muovo verso la città più tradizionale della Germania. L’ansia che mi provoca un blocco allo stomaco deriva soprattutto dal fatto che dovrò ancora una volta prendere tutte le mie cose e salutare definitivamente tutti gli amici. Per ricominciare tutto daccapo.

A ventitré anni sono ormai diventata un’esperta in preparazione di pacchi e valigie, visto che ho cambiato città in continuazione. Sono diventata brava nel non farmi abbattere dalle difficoltà più pragmatiche: dall’aprire (e chiudere) un conto in banca, all’acquistare una nuova scheda SIM o un abbonamento per la metro. Per poi rilegare il tutto in una scatola con la vana speranza di conservare pezzi di vita. Più o meno come si faceva una volta.

Compio queste azioni quasi come se fossero fasi di un processo automatico, eppure agli addii non riesco mai ad abituarmi. Vorrei possedere un manuale, non sul come riempire le scartoffie burocratiche o sistemare efficacemente la roba in valigia, ma su come lasciarsi tutto alle spalle: posti, abitudini, amici.

Faccio parte della generazione Erasmus, di quelli che vanno a fare esperienze di studio o lavoro all’estero, e in men che non si dica si ritrovano con amici da tutto il mondo. E promesse da mantenere. Mi raccomando, ci vediamo eh? O in Germania, o in Italia, o da qualche parte. Tanto c’è Facebook, no? Ci teniamo in contatto.

Non mi è ancora chiaro se la generazione dei nostri genitori ci invidia per tutte le opportunità che noi abbiamo e che per loro sono dei sogni rimasti irrealizzati, oppure se ci compatisce, perché siamo sì la generazione Erasmus, ma anche la generazione del Forse, del Precario, del Chissà dove sarò tra un anno. E’ la nostra benedizione e la nostra condanna.

Lottiamo per ottenere un giorno un minimo di stabilità, e appena la otteniamo abbiamo voglia di buttare tutto all’aria e buttarci a capofitto in una nuova avventura. Passeggio a Berlino, e mi piange il cuore. Perché so che vorrei restare, ma so anche che se resto, non passerà neanche qualche mese e mi prenderà la voglia di partire di nuovo.

Mi piange il cuore mentre passeggio per Warschauer Straße, che i miei piedi hanno calpestato chissà quante volte, e vedo dei cartelli che annunciano, poco più in là, dei cantieri. Un nuovo colosso, l'”East-Side-Mall” irromperà nella rumorosa quiete di artisti di strada e barboni. E quel senso di familiarità si trasforma subito in senso di alienazione.

Mentre passeggio, parafraso Terzani e “La fine è il mio inizio”, anzi “La fine è un inizio” diventa il motto di oggi. Ogni fine presuppone un nuovo inizio. Passeggio per l’”Oberbaum Brücke” e mi trovo davanti questa frase, arrivata nel momento giusto, per portare il ciel sereno in mezzo ai fulmini: “Stop here, appreciate life for a minute, and smile”. E allora mi sento solo grata, per quest’opportunità, per la gente incontrata e per aver scritto un minuscolo, invisibile, pezzo della storia di questa città. Grazie di tutto Berlino. E guten Morgen München!

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Eisfabrik – La fabbrica del gelato

*Wohngemeinschaft, appartamenti condivisi non solo tra studenti ma anche lavoratori

10 Replies to “La fine è un inizio: da Berlino a Monaco”

  1. Adoro davvero il tuo post!. non solo è scritto strabene, ma non posso evitare di immedesimarmi nel personaggio. Quei giovani che hanno visto il cambiamento, il passaggio tra il passato e il futuro. Testimoni di un epoca terminata e un’altra iniziata. Bravo!

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  2. Berlino è una delle capitali che più mi hanno colpito, Monaco ci passo quasi tutti gli anni ed è splendida, poi mi citi Tiziano Terzani che volere di più da un Blog?!?!?! complimenti

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