A testa in giù davanti al Ponte del Paradiso

Amanohashidate rappresenta la destinazione ideale per chi si trova a Kyoto e vuole trascorrere una giornata fuori porta lontano dalla calca di turisti.

Non che si tratti di una meta sconosciuta, anzi è persino definita come uno dei tre luoghi più incantevoli dell’intero Giappone. Per qualche motivo però, Amanohashidate è poco popolare tra i turisti occidentali, tanto che la mia guida le dedica appena un misero paragrafo. Vi assicuro che, una volta arrivati lì, respirerete un’aria di pace che difficilmente si trova altrove. Tutti sono sereni, come se avessero trovato il loro angolo di paradiso, e in un certo senso posso dire di averlo trovato anche io.

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Proprio con “Ponte del Paradiso” è tradotto in italiano il nome Amanohashidate, mentre letteralmente dovrebbe significare “Ponte del Cielo”. Che si tratti di cielo o di paradiso, poco cambia: la bellezza di questo luogo è disarmante. Si tratta di una striscia di costa lunga 3,6 km che separa la baia di Miyazu, ovvero il mare del Giappone, dal Mar Aso, più simile ad un lago. La lingua di terra è colorata dal verde di tanti pini dalle forme particolari e dal marroncino dell’erba selvaggia, il tutto incorniciato dalle montagne e dal mare. Non sembra una favola?

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Si può ammirare il panorama da due punti: sia dal parco di divertimenti View Land, vicino alla stazione, sia aldilà del ponte, dal parco Kasamatsu. È proprio qui che si trovano le famose postazioni per mettersi a testa in giù e guardare attraverso le proprie gambe. Solo in questo modo, e con l’aggiunta di una modesta dose di immaginazione, il ponte sembra sospeso nel cielo e appare come una lunga pineta a forma di serpente che si snoda tra le nuvole.

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Arrivati in cima vi consiglio di proseguire per il tempio di Nariajii e per l’autorevole pagoda a 5 piani. Si può prendere il bus o camminare per circa un km. Io ho scelto di camminare e mi sono ritrovata a percorrere in salita con un caldo afoso quello che sembrava molto più di un kilometro. Se non altro mi sono meritata una torta…al pesce! Si tratta del “chikuwa“, torta al pesce avvolta attorno ad un bastone di bambù. Inutile dire che sapeva di pesce, vero?

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Il panorama dall’alto è mozzafiato, ma quello che mi ha emozionato più di tutti è stato attraversare il ponte. Lo si può percorrere a piedi, in bicicletta o costeggiarlo in battello per arrivare all’altra sponda. Io l’ho fatto a piedi, proprio per ammirare lentamente il paesaggio e fermarmi spesso a fotogrofare, ma soprattutto per avvicinarmi al mare. Solo sentirne l’odore mi fa sentire a casa, poco importa se mi trovo a migliaia di kilometri dalle spiagge in cui sono cresciuta. Ci sono anche dei punti in cui si può fare il bagno o stendersi sulla sabbia, per cui consiglio vivamente di venire in estate. 

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Unica pecca del viaggio? Questo paradiso è stato un po’costoso: tra bus da Kyoto, funivia o seggiovia, bus per arrivare al tempio di Nariajii (nel mio caso per la discesa) e spese varie, oltre 10.000 yen possono volar via dal portafogli, che dopo il Brexit equivalgono più o meno a 90€. Ne vale la pena? Sì! Unico consiglio è appunto, a meno che non si possieda il JR Pass, di affidarsi al comodissimo bus Tankai in partenza da Kyoto (ce ne sono anche da Osaka) e non al treno, che oltre a contare diversi cambi, costa quasi il doppio.

Ho scoperto questa destinazione grazie al libro di Will Ferguson “Autostop con Buddha” e così, prima di venire in Giappone, sapevo che sarebbe stata una delle soste d’obbligo. Concludo quindi con una sua citazione, la cui lettura è sconsigliata agli amanti del bon ton:

“Una seggiovia ci portò ai belvedere del Parco di Komatsu dove, come previsto, un gruppo di turisti si era già allineato su speciali piattaforme per “guardarsi tra le gambe”, piegandosi ad ammirare il panorama. Feci anch’io lo stesso e, sì, in effetti il ponte sembrava quasi, come dire, sospeso, ma a dire la verità non era sufficiente a ripagare dell’imbarazzo e del giramento di testa che ne seguiva. Ho il sospetto che tutto questo sia frutto della noia della gente del posto. “Questi turisti sono dei veri creduloni. Scommetto che potremmo riuscire a convincerli a baciarsi il culo. Scommetto che potremmo anche metterli in fila a baciarsi il culo.”

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