Quel tutto che scorre…

 

Mi trovo in questo momento in un’oasi di pace, a Kyoto, ma potrei essere ovunque. Sono le 5 di pomeriggio, mi sdraio su una roccia del fiume e sistemo accanto a me il cappello di paglia, ormai inutile. Sono circondata da gente, perlopiù turisti come me estenuati dai classici giri turistici sotto questo caldo cocente. 

 Mi fermo un momento ad osservare e ad ascoltare. I sussurri delle coppiette che condividono lo stesso masso. Gli schiamazzi dei bambini che saltano da una parte all’altra e si rincorrono. I frenetici clic delle macchine fotografiche e degli smartphone, che immortalano gli ultimi momenti della giornata. La musica classica suonata con passione da un mendicante sotto il ponte. Sembra di ammirare un dipinto impressionista in stile moderno.

In un gesto ormai abitudinario e quasi morboso prendo il cellulare e apro la pagina di Facebook. Scorro i vari post del tutto disinteressata, poi vado nuovo su e mi fermo su una notizia che il mio cervello aveva quasi ignorato: quella dell’ennesimo attentato, questa volta in Iraq. 250 morti, tra cui molti bambini che con le loro famiglie festeggiavano la fine del Ramadan. Mi viene un groppo alla gola.

Sempre sdraiata, mi volto. Osservo il mondo che continua a girare come prima, ma il silenzio assordante di questa tragedia ha fatto in modo che tutto attorno a me ammutolisca. Ascolto solo il rumore dell’acqua del fiume. Il lieve rumore delle piccole onde, che timidamente rimbalzano e si scontrano con i massi. Panta rei. Tutto scorre. È questo il segreto? È questa l’essenza dell’umanità? Inseguire la felicità nelle piccole cose, come ci hanno insegnato, mentre a poche migliaia di chilometri, o anche meno, tutto ciò è stato negato per sempre a dei bambini? Siamo condannati ad assistere alla violenza che scorre e si propaga imperterrita? E così facendo, non siamo dei complici? Un’inquietudine mi invade, mentre fuori il mio sguardo non trapela il minimo sconforto.

“È proprio rilassante qui vero?” La voce viene dal mio nuovo amico tedesco che mi guarda sorridente con il sole che risplende sui suoi capelli biondi. “Sì, lo è”.

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