Tokyo double-face

Una pugliese, una siciliana e una torinese attraversano Tokyo di notte a piedi per raggiungere il mercato del pesce.

No, non è l’incipit di una barzelletta. Quelle tre matte siamo io e due delle persone meravigliose conostiute qui in Giappone. Oltre ad assicurarci il pesce più fresco, camminare di notte a Tokyo ci ha permesso di gustarci un piccolo miracolo quotidiano: osservare una metropoli che si sveglia. 

A piedi da Shinju-ku allo Tsukuji-Market, dalle 3 alle 6 circa, contando solo sulle nostre gambe, su un solo ombrello e delle sciarpe a mo’ di velo per affrontare la pioggia. Per il resto, solo noi e l’intera città. Considerando che avremmo potuto prendere comodamente il primo treno al mattino, metterci in cammino a quell’ora è una delle cose meno sensate che avessimo potuto fare, ma le emozioni che ci ha regalato sono ormai indelebili. In una sola notte abbiamo viaggiato in un paesino del Taiwan, mentre attraversavamo le stradine contorte e disordinate, con gli ultimi reduci della notte in bar quasi invisibili, per poi svoltare l’angolo e trovarci a New York, meravigliandoci degli spicchi di luce che all’alba cercavano di intrufolarsi tra i grattacieli. 

Finalmente  arrivate al mercato del pesce, ci siamo risvegliate dall’incanto della nostra passeggiata, grazie al rumore delle locomotive e delle grida degli operai, esausti dall’afflusso sempre maggiore di turisti. Chi per assistere all’asta del pesce, chi alla ricerca del pesce più buono…Io appena arrivata, con l’odore del pesce e da vera pugliese, ho sentito l’acquolina in bocca e mi sono fiondata su uno dei minuscoli e allettanti locali. Ho mangiato Kasein Don, un piatto a base di riso e sashimi, nel mio caso di “toro”. No, nulla a che vedere con il toro delle corrida spagnole: si tratta della prelibata ventresca di tonno, così tenera che si scioglie in bocca…

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Ho impreziosito il mio soggiorno a Tokyo con tante piccole scoperte. Oggigiorno con tutti gli strumenti tecnologici che abbiamo a disposizione e con l’ansia di collezionare più esperienze possibili, non ci concediamo più il lusso di una passeggiata senza mete. Il piacere di mettersi a camminare con l’intenzione di perdersi. Eppure sono convinta che proprio in questo modo che si facciano le scoperte più belle.

Come quando per caso sono finita in una strada piena di librerie, una dopo l’altra, e tutte con scaffali polverosi e pieni zeppi di libri alla rinfusa. Mi sembrava di essere finita in un’altra dimensione spazio-temporale e non riuscivo a smettere di spulciare libri, pur non decifrando un solo simbolo. Ho scoperto solo in seguito che la zona, chiamata Jimbocho, è rinomata proprio per le librerie antiche e per i negozi vintage e di vinili. Simile in questo senso è la zona di Shimokitazawa, che è stata definita il quartiere “hipster” di Tokyo. È proprio qui che, tra le altre cose, ho trovato un vinile di Topo Gigio. A Tokyo. Con la copertina in giapponese. Ditemi adesso se questa non è una situazione surreale.

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Tokyo ha mille volti: dalle stradine caotiche con gli operai rinchiusi nelle loro tane a consumare al volo un piatto di ramen, a zone in cui ti chiedi se sei finito per sbaglio in un manga. Come Akihabara e Harajuku, quartieri futuristici dove la pseudo-realtà supera ogni immaginazione. Negozi di anime o di elettronica a 8 piani. Ragazzine vestite con ammicanti abiti manga che invitano i passanti ad entrare nei locali o, per meglio dire, nei maid caffè. Enormi Game Center, dove teenagers e non solo trascorrono pomeriggi interi trasportati in altre dimensioni. L’ossessione per tutto ciò che è “Kawaii”, ovvero tenero, carino. Ciò spiega la popolarità estrema dei “Nekko Cafè”, i bar con i gatti ormai sparsi anche in Europa. Non solo gatti, ma ce n’è anche per cani, conigli, scimmie e gufi…

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Zone in cui col naso all’insù intravedi solo grattacieli, che in qualche modo riescono ad integrarsi armoniosamente con le casette tradizionali che spuntano sornione. Uomini in giacca e cravatta che, esausti dagli stressanti ritmi di lavoro e dagli asfissianti treni, si concedono un po’ di meritato riposo, non importa dove. Tra l’altro di solito i businessmen mi fanno tutt’altro che tenerezza, ma quelli giapponesi mi sembrano buffi e non resisto alla tentazione di immortalare i loro momenti.

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Questa è Tokyo, o meglio questa è stata la mia Tokyo: una città che non stanca mai, a patto che si riesca e tenerne il ritmo. Non saprei descrivere l’ondata di emozioni che mi ha trasmesso, quanto mi abbia stravolta. Ora però è tempo di guardare avanti, il resto del Giappone mi aspetta!

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9 Replies to “Tokyo double-face”

  1. Wow erica…mi sembra di tuffarmi in un mondo sconosciuto, abbastanza strano ma interessante allo stesso tempo….continua la tua avventura piccola :-*

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