Il primo approccio a Tokyo

È ormai passata poco più di una settimana dal mio arrivo a Tokyo. È difficile esprimere i primi commenti a freddo, ma se dovessi utilizzare una sola parola per definire questo brevissimo periodo, direi stordimento. Mi sono sentita spaesata, sconnessa, stordita. Stati d’animo che erano finora dei (quasi) perfetti estranei.
Le strade vivaci e colorate, con tutte le luci e le musichette, mi hanno in qualche modo ipnotizzata. Sia chiaro, non mi aspettavo altro arrivando in pieno centro a Tokyo, ma trovarmi faccia a faccia con questa realtà ha superato di gran lunga la mia immaginazione.
Il primo grande ostacolo, causa dello stordimento iniziale, è stato la lingua. Sono pochi i giapponesi che parlano inglese. Mi avevano avvertito, ma io, un po’ spavalda, ero convinta che non avrei avuto grandi problemi di comunicazione. Invece pur essendo quasi tutti i passanti molto disponibili ad aiutarti, anche solo rivolgersi ad una persona con un “Sumimasen” al posto di “Excuse me” può fare la differenza. Potra sembrare una banalità ma è da non trascurare.
Il kanji, l’alfabeto giapponese non è un problema minore. Per strada solo le vie più turistiche sono indicate con il nostro alfabeto, tanto che il primo giorno andando a fare la spesa (n.b. andando a fare la spesa!) mi sono persa e ho dovuto ricorrere ad un taxi per tornare alla mia Guest House. Ed è qui che ho rischiato di beccarmi una sportellata in pieno stomaco! Eh sì: gli sportelli delle auto dei taxi vengono aperti automaticamente dal tassista appena si ferma. Per fortuna anni di sport mi hanno aiutato a sviluppare un minimo di riflessi…
Diverse piccole difficoltà quotidiane si sono quindi presentate, a partire dal primario bisogno di tirare lo scarico e della perplessità nello scegliere il pulsante da premere..

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Non so se si possa parlare di “shock culturale”, so che nel mio caso è accompagnato alla voglia irrefrenabile di entrare, anche solo con un piede alla volta, in questo indecifrabile e misterioso paese. Questo primo periodo accanto al mio lavoro, di cui parlerò in seguito, sto svolgendo un’ispezione. Osservo e pianifico (non troppo) ciò che dovrò visitare, assaggiare, fare. Ma naturalmente non sono venuta qui a scrivere a mani vuote.

Ho dedicato questi giorni ad esplorare l’area di Shinju-ku e Shibuya. Shinju-ku è famosa per essere la stazione più grande del mondo e in effetti nonostante le indicazioni abbastanza chiare è difficile non perdersi. Ma ho voluto dedicarmi innanzitutto alle aree verdi della città, e così ho visitato il giardino di Gyoen, un’oasi di verde in mezzo ai grattacieli che le svettano attorno. Ha una parte dedicata ai fiori di ciliegio, che purtroppo in questo periodo posso solo accontentarmi di immaginare. Sono presenti due case del tè, che però avevano più l’aria di essere un’area di ristoro. Ciò che mi ha impressionato è stato il letto di rose, nel giardino francese. Charmant.

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Letto di rose, giardino francese di Gyoen

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Ancora più interessante ho trovato il parco Meiji, dedicato all’imperatore Meiji e alla sua consorte, l’imperatrice Shoken. Ciò che rende questo posto così magico è il fatto che sia stata la popolazione, in seguito alla morte degli imperatori, a donare 100.000 alberi e a lavorare duramente per creare un posto tanto maestoso.
All’interno è presente un tempio shintoista (è in corso la ristrutturazione esterna) e un giardino, che nel periodo di giugno è famoso per la fioritura degli iris. Non avrò visto la fioritura dei ciliegi, ma una fortuna ogni tanto ci sta…!

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Monaci tibetani in visita?

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Giardino di iris

Shibuya è un quartiere all’avanguardia, famoso soprattutto per l’alienante “Shibuya Crossing”, l’attraversamento pedonale più trafficato al mondo, e per la statua di Hachiko, il cane che ha commosso anche i gattari più incalliti come me. Oltre a ciò, vi si possono trovare tantissimi negozi e bar carini. Per del sano shopping consiglio la cat Street, una viuzza pedonale con tanti negozietti e boutique. Inoltre da non trascurare è la Takeshi Dori, famosa per i negozi di souvenir e i tanti bar e stand estremamente “girlish”.

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Shibuya Crossing

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Le prime impressioni sono racchiuse qui. Sono curiosa di sapere cosa penserò rileggendo queste righe tra due mesi. Nel frattempo vado avanti, perché si sa: The best is yet to come.

6 Replies to “Il primo approccio a Tokyo”

  1. Bel post, ben scritto e simpatico a leggersi. Il Giappone è un paese che mi ha sempre affascinato, sia per la sua cultura che per le sue usanze ed il modo di vivere. Mi è già capitato di leggere altre volte di persone che si sono trovate in difficoltà con i molti comandi annessi ai servizi igenici, questa particolarità è una cosa tutta giapponese. 🙂

    Un saluto

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  2. Ciao! Grazie per i tuoi complimenti, mi fa piacere che il mio articolo ti abbia strappato un sorriso 🙂 Mi farò spiegare tutti i pulsanti, la cosa mi incuriosisce molto 😀
    Saluti, Erica

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  3. Adoro come con le tue parole ci fai sentire catapultati insieme a te e alle tue avventure ( rido quando racconti di esserti persa )
    Continua amica.. sono una tua fan!!!

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  4. Che dire Erica rappresenti il mio sogno nel cassetto, girare il mondo con spirito di avventura. Scrivi molto bene e un piacere leggerti.Avanti cosi! Mi auguro che visiterai anche le zone naturalistiche del Giappone non solo le città

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