Berlino: un amore maledetto

Sono arrivata a Berlino senza la minima idea di ciò che dovevo aspettarmi. È stato uno stage per la mia università a portarmi qui, anche se io a dirla tutta preferivo spostarmi in città come Amburgo o Colonia, più tedesche e sicuramente più belle.

Tralasciamo l’arrivo a Berlino: dall’aeroporto mi sono catapultata nella stanza di hotel che si trovava sulla Kurfürstendamm, lunga via di negozi sofisticati e di lusso, paragonabile agli Champs Elysées di Parigi. Quindi non dal primo, ma sicuramente dal secondo momento, Berlino  è stata capace di trasmettermi un senso di libertà inequiparabile ad altri luoghi.

La storia, l’architettura, la gente, l’atmosfera internazionale: mi sono sentita subito parte di un mondo. Oltre ad essere una città che pullula di impulsi culturali, Berlino è la città della tecno, della libertà sessuale, della droga facilmente accessibile, dei graffiti, degli innumerevoli negozi vegani e biologici (che a un certo punto promuovono una moda più che determinati ideali). E’ la città in cui sorgono Späti ad ogni angolo, ovvero dei tipi di negozi alimentari aperti fino a tarda notte che consentono di comprare bevande, sigarette ed altro. Non c’è da sorprendersi per cui se la sera hanno tutti in mano una birra o un club mate. Mi viene da ridere ripensando a quella volta in cui ho sentito due turisti italiani in metro dicendo un po’ perplessi che “qui se non esci con la birra in mano sei uno sfigato”. No, non è semplicemente questione di essere cool, è questione di uscire di casa e fare quello che ti pare.

Sto dipingendo uno scenario troppo dark? D’altronde il famoso slogan di Berlino è “arm, aber sexy”, povera, ma sexy.  Berlino provoca, seduce e conquista. Ma soprattutto Berlino non giudica. Ne sono la prova gli oltre 25.000 italiani presenti a Berlino, per non parlare di tutti gli altri immigrati. Numeri altissimi, considerando che altre città in Germania offrono opportunità economiche e lavorative più allettanti.

Una delle dirette conseguenze di questo affollamento è che piano piano Berlino si sta trasformando in un’anonima metropoli. “Che ne sai tu?” mi direbbero in tanti. Effettivamente sono in questa città da troppo poco, solo due anni, ma in qualche modo riesco percepire il cambiamento. Ogni cantiere, ogni nuova catena di negozi, persino ogni addio al nubilato mi pare che ne distrugga l’animo. Eh sì, addio al nubilato: un’amica, con esperienze in diverse città europee alle spalle, una volta mi aveva detto: “Quando cominci a vedere in giro troppi addii al nubilato, vuol dire che sta iniziando il degrado”.

C’è chi per questo condanna il turismo di massa, chi l’immigrazione, chi il capitalismo. Non so che direzione prenderà la storia di Berlino, ma sicuramente so di voler godere di ciò che ha da offrirmi, prima che sia troppo tardi.

 

 

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